Ficca il naso

domenica 7 gennaio 2018

Star Wars, una recensione e qualcos'altro

STAR WARS, I NON ULTIMI JEDI

Continuazione: capo vogliono venderci pupazzetti anche qui!

Qualche giorno fa è apparsa online la prima immagine ufficiale di Solo: A Star Wars Story, l'annuale film del brand che dovrebbe parlare delle avventure del giovane Han. Annuale perché infatti la Disney e Lucasfilm avrebbero deciso di far uscire un film legato alla saga ogni anno, fino a quando ci saranno spettatori disponibili a comprare i biglietti. Un punto di vista condivisibile pensando che la Disney nel 2012 ha comprato il marchio per l'astronomica cifra di 4.000.000.000 di dollari. Nell'anno ormai passato abbiamo visto l'ottavo episodio della saga, Gli Ultimi Jedi, di cui parleremo per compiere alcune rapide riflessioni. Star Wars, è forse l'eterna saga dei tempi moderni. Gli archeologi del 3000 crederanno di trovarsi davanti al naso una strana religione primordiale, dove fedeli sovrappeso venerano pupazzetti dal prezzo stratosferico e si immergono in scatoloni di lego. Capace di far sognare i bambini, di soffocare i fans in saghe estatiche, la gallina dalle uova d'oro del colosso Disney ha sfornato l'ennesima creatura, il secondo capitolo di una nuova trilogia stellare dagli incassi altrettanto galattici. A prescindere dal lato economico, ci troviamo davanti a un'opera minimamente interessante, come Rogue One, oppure alla solita riproposizione di pernacchie laser come il primo capitolo della suddetta trilogia? A nostro modestissimo parere, Gli Ultimi Jedi si spera siano davvero gli ultimi, perché il lungometraggio è riuscito a deluderci su pressoché ogni aspetto. 
Ma procediamo con ordine, prima del linciaggio.

Possibile causa di morte del sottoscritto
La storia
Da una parte vecchie glorie, come uno stanco Luke Skywalker a rischio di coccolone, e nuovissime fiamme, come la superdotata della forza Rey, affrontano dei cattivi incapaci di rinnovarsi, guidati da un Andreotti gigante e uno spiantato emo. Per altri dettagli, guardatevi il film (in streaming o al limite affittato in qualche rarissima videoteca) oppure leggetevi la trama su wikipedia.

Breve Recensione
Il problema più grande che hanno dovuto affrontare i registi chiamati dalla Disney per continuare la saga è sicuramente il fatto di dovere ricollegare la nuova trilogia alla vecchia, rispettando i mostri sacri del passato e creando allo stesso tempo qualcosa di nuovo. Il cambio di stile avvenuto nel passaggio di testimone da J.J. Abrams a Rian Johnson è talmente evidente che conferisce a questo film un tono assai diverso da quello del precedente: se Abrams si riallacciava alla trilogia originale richiamando temi, motivi e narrazioni così simili a quelli di Una Nuova Speranza da far sembrare la sua creatura una copia aggiornata del primo film, Johnson è di tutt'altra idea. L'intera struttura della trama sembra improntata al colpo di scena, al mettere sullo schermo situazioni e tòpoi tipici di Star Wars per poi alterarne l'esito finale andando contro le aspettative dello spettatore. E questa è a nostro parere la più grande debolezza del film. La trama infatti può essere riassunta in sei parole: i ribelli scappano, Rey fa cose. Dal punto di vista della storia non ci sono grandi sviluppi nella nuova guerra galattica in corso fra il sedicente Primo Ordine e tutti gli altri. Pensando a quanto poco era stato spiegato delle nuove dinamiche della galassia anche nel precedente capitolo, si ha la netta percezione che questa ennesima "star war" sia una cornice solo parzialmente abbozzata col solo scopo di dare ai vari personaggi, il vero punto focale, una cornice semi-credibile nel quale muoversi. E anche sotto questo punto di vista ci sono diverse falle: le sottotrame si moltiplicano e si trascinano, introducono nuovi personaggi e ne liquidano altri senza fornire molti come o perché. L'effetto complessivo che si ha è di una frenetica girandola di situazioni e personaggi che vengono presentati, poi liquidati, poi di nuovo tirati fuori. Come se costoro non avessero un vero spessore derivante dalla loro profondità, ma esistessero solo in funzione della carica narrativa data a loro per quello scopo, e che una volta esauritasi li lascia gusci vuoti privi di personalità. Un'altra grande pecca derivante dall'influenza nefasta della Disney è il continuo gioco di citazioni, richiami, fan service e facili derive commerciali (basti pensare agli odiosi Porg, fatti per vendere peluches). L'unica cosa che si salva e merita davvero è l'attacco suicida dell'incrociatore ribelle, sia per la dinamica che per la costruzione della potente scena in sé. Insomma, la sceneggiatura si affida troppo al colpo di scena, che troppo spesso appare come vero e proprio deus ex machina che arriva a risolvere la situazione, togliendo credibilità all'impianto narrativo. Questo episodio fornisce più domande che risposte, andando ad aumentare ancora di più la confusione che prende chiunque voglia anche solo semplicemente pensare ai più basilari rapporti di causalità che dovrebbero regolare la storia.

 L'unica reale funzione dei ribelli

Riflessione 
Alcuni dei fan più accaniti si sono chiesti: cos'è successo a Star Wars? Sono proprio stati loro, e non i jedi della domenica, a sollevare le critiche più aspre rivolte a quest'ultimo episodio. La Disney è successa. Allontanando il punto di vista dal prodotto cinematografico in sé e andando ad osservare i rapporti economici e artistici che stanno dietro alla sua realizzazione, è possibile intuire come molti degli effetti più deleteri osservati non dipendono dalla sola volontà del regista e del suo staff.
Torniamo indietro negli anni. Star Wars come lo conosciamo nacque per miracolo. Nessuno, a parte il regista George Lucas, credeva nel progetto. Con pochi attori che odiavano quello che stavano facendo, un budget risicato che costrinse a scelte stilistiche economiche più che estetiche e sull'orlo del crollo nervoso, è alquanto improbabile che Lucas compisse un vero e proprio calvario con lo scopo prefissato di proiettare un film che incassasse molti soldi. La seconda trilogia, odiata da moltissimi per alcuni elementi (sui quali siamo d'accordo), aveva però il pregiabile merito di voler espandere non solo la storia e retro storia di alcuni personaggi, ma anche di meglio definire l'ambientazione entro la quale essi si muovevano.
Al costo di ripeterci, ribadiamo che la multinazionale americana ha comprato la Lucasfilm per 4 miliardi di dollari e ha espresso la volontà di produrre un film del brand all'anno "fino a quando ci saranno spettatori disposti a comprare biglietti". Le motivazioni che stanno dietro alla produzione di Una Nuova Speranza sono quindi decisamente diverse da quelle che hanno dato origine a Il Risveglio della Forza. Per la prima volta nella storia ci trobiamo davanti a un brand dalla durata potenzialmente infinita, un marchio nel quale sono stati investiti miliardi e che dunque molti miliardi deve rendere. Basti pensare alla soffocante, ossessionante, invadente, colossale, campagna pubblicitaria che accompagna ogni episodio della saga. Per alcune settimanete sembra che la nostra impronta culturale maggiore sia quella di Star Wars. Pensando a questo, non possiamo non immaginare che il buon vecchio Orwell fosse qui oggi, leggendo la notisia che il Topo ha comprato la Fox per 52 miliardi, saprebbe in quale multinazionale identificare il Ministero del Divertimento.

Regogolo Boemetto

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