Ficca il naso

domenica 11 marzo 2018

I tre errori militari di Vikings

Una Lagertha del IX secolo

Premessa: senza dubbio vikings è una grande serie tv, capace di narrare non solo un'interessante vicenda di epoca alto medievale, ma anche di ricreare attentamente il mondo dei norreni dell'VIII e IX secolo. Si è spesso parlato ampiamente di quelli che sono gli errori storiografici, che sono a mio parere accettabili in quella che è in primis una vicenda leggendaria tinta di mito. Questo articolo non parlerà di quell'aspetto, invece si focalizzerà sull'ambito militare, per l'esattezza su tre errori compiuti dai creatori della serie. I motivi sono vari, per certi versi anch'essi sono comprensibili in un'ottica di spettacolo, difatti non bisogna considerare questo articolo una critica diretta alla serie, bensì una sorta di trattazione informativa per coloro che volessero conoscere certi particolari di come si combattesse in quell'epoca, senza incorrere nell'errate descrizioni delineate dalla serie.

Le balestre dei franchi
Nella serie tv, in particolare nella terza e nella quarta stagione, cominciamo a vedere un uso smodato da parte delle forze continentali della terribile balestra, utilizzata come fosse una sorta di arma da fuoco dalle truppe franche, capace di annientare intere bande di vichinghi, nonché rintuzzare gli attacchi a Parigi. Ma era davvero così? Decisamente no, da due punti di vista.
Il primo è temporale: la balestra era sì conosciuta circa in Europa fin dal 300 a.c. principalmente sottoforma della cugina più grande (la ballista), ma l'utilizzo di unità di fanteria armate di balestra, se escludiamo la possibilità ancora incerta che i tardo romani ne facessero uso, diventa effettivo in epoca medieval dal 1066, data in cui le forze di Gugliemo il Conquistatore in Inghilterra erano affiancate da fanti bretoni armati di balestra a mano. Questo non significa che i franchi non conoscessero balestre, né non facessero uso, ma di sicuro (almeno dalle risultanze attuali) non in larga scala, tantomeno in composizioni militari importanti. Il secondo ordine di problemi riguarda l'uso stesso della balestra.
Basta riflettere. Se fosse stata un'arma così rapida, potente, comune come viene raffigurata nella serie la storia militare europea avrebbe avuto una storia diversa. La grande potenza della balestra derivava principalmente dalla capacità di penetrazione, che rendeva armature pesanti nobiliari quasi obsolete dinnanzi a formazioni di balestrieri ben organizzate. L'addestramento rispetto all'arco era anche più breve, ma in precisione, rapidità di fuoco, prezzo, l'arco superava di gran lunga la balestra, tanto che fino alla nascita dei moschetti l'arco rimaneva comunque l'arma considerata più efficace su un campo di battaglia. I vichinghi, in gran parte armati di corazze leggere, avrebbero probabilmente temuto di più una formazione stabile di arcieri, piuttosto che lenti, fragili, balestrieri.

I popoli continentali
I vichinghi, protagonisti naturali della serie, sono presentati ineccepibilmente dalla serie (salvo un particolare del terzo punto), il che denota un importante lavoro di ricerca storica. Tuttavia non è stata effettuata allo stesso modo nei confronti degli altri popoli, con cui i protagonisti della serie entrano in contatto. Vediamo l'aspetto militare: i primi sono i sassoni, le cui forze sono dipinte come tipici militi medievali dell'XI secolo (ma neanche). Errore madornale. I sassoni non differivano un granché nel proprio armamento dai norreni, anzi le due popolazioni s'influirono a vicenda. L'esercito sassone era infatti formato da fanteria fyrd (introdotta da Alfredo il Grande) in pratica una milizia armata alla leggera (ricordiamoci che il ferro era una sciccheria all'epoca) di supporto alle unità principali di huscarl, fanteria pesante armata di lancia e ascia. Il muro di scudo, che pare così caro ai vichinghi, era in realtà una tecnica conosciuta fin da epoca barbarica, comune a tutte le forze militari dell'epoca. Se si pensa che i vichinghi fossero in prima battuta predoni e razziatori, è più probabile che siano stati i sassoni a insegnare loro il temibile muro di scudi. La cavalleria sassone, addirittura con scudi crociati nell'ultima stagione, era del tutto limitata a unità leggere di ricognizione, come dimostra la mancanza di cavalieri nell'esercito di re Aroldo ad Hastings. E dimenticatevi le spade, all'epoca erano appannaggio di grandi nobili.

 Sassoni non così
Sassoni (fyrd) così
Sassoni (huscarl) così

Discorso simile vale per altri due popoli che incontriamo nel fluire della serie tv: franchi e bizantini.
I franchi erano a un livello tecnologico simile a quello dei cugini sassoni: fanteria di leva (warda) ancora in fase di transizione da tribù a feudale, fanteria pesante di derivazione barbarica (famose armi come le francisca e lo scramasax) e infine una potente cavalleria pesante in cotta di maglia, che verrà ereditata dai normanni. Ma poiché parliamo ancora dei secoli VII e IX, è molto probabile che questa cavalleria fosse ancora utilizzata in ambito ricognitorio e di supporto, mentre fosse ancora la fanteria simil huscarl a formare il nerbo dell'armata franca. Quindi niente colonne di balestrieri brandite da soldatini tutti con la stessa divisa e l'elmettino carino. Guerrieri franchi e sassoni non erano dei deboli militi buoni solo a ripararsi dietro le mura, ma anzi superavano spesso nel combattimento corpo a corpo gli uomini del nord. Era la mobilità e la sorpresa a rendere i vichinghi tanto temibili, insieme a, forse esagerata dal mito, furia combattiva che li distingueva.
Per i bizantini sarò molto più breve: NON SONO ARABI, NON SONO ARABI!

No

Le shieldmaiden
Ci sono possibili risultanze di donne armate nella storia vichinga? Sì.
Esistevano donne guerriere, nel senso circa professionale (nell'epoca non esisteva nemmeno per gli uomini, attenzione) del termine, nelle armate vichinghe? Assolutamente no.
Le donne guerriere vichinghe combattevano durante le incursione? No.
La società vichinga vedeva la parità tra sessi? No, no, e poi no.
La figura della donna guerriera è comune a praticamente tutte le società germaniche e celtiche, accomunate da uno spirito guerriero caratteristico di società molto militarizzate per le quali la razzia e la battaglia costituivano elementi fondamentali. Non è difficile immaginare per quale motivo potesse capitare che anche le donne dovessero imbracciare le armi per difendere la casa e la famiglia, soprattutto nel caso in cui il marito fosse morto o sotto le armi. Sia la mitologia celtica che quella germanica abbondano di figure femminili cariche di elementi militareggianti come Freja o Morrigan, le cui rappresentazioni a volte sono state alla base di alcune suggestive quanto poco fondate ipotesi. Diversi autori romani hanno lasciato testimonianze di donne "barbare" che accompagnavano i loro uomini sul campo di battaglia, per incoraggiare e spronare i maschi in genere. L'esempio più famoso di tale costume è quello incarnato da Boadicea, regina degli Iceni. Dunque questo "mito" non è un'esclusiva vichinga, anzi, ma probabilmente il fatto che siano stati fra gli ultimi popoli pagani ad abbracciare il cristianesimo ha fatto modo che il mito delle donne guerriere, incomprensibile e inconciliabile col modello cristiano, sia stato ereditato dalla nostra epoca in modo assai differente.

Regogolo Boemetto

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