Ficca il naso

mercoledì 22 agosto 2018

Fra storia e mito: i ninja




Nella cultura popolare gli shinobi-no-mono, abbreviato più spesso in shinobi, sono rappresentati come misteriosi guerrieri vestiti di nero in grado di compiere imprese che rasentano il magico e il soprannaturale. Il termine "shinobi", o il più popolare "ninja", perché più facilmente pronunciabile da noi occidentali, significa essenzialmente "colui che si nasconde". Infatti questi guerrieri mercenari, caso unico della storia del Giappone feudale, agivano come infiltratori, esploratori, sabotatori e assassini, usando una varietà di equipaggiamenti e tecniche ritenuti disonorevoli secondo la mentalità giapponese.

Tipicamente, il ninja viene rappresentato con l'ormai canonico costume nero, non dissimile dal kimono di un praticante di arti marziali. Sebbene un vestito nero o blu scuro potesse essere molto utile per non essere avvistati di notte, non ci sono prove a sufficienza per sostenere che questa fosse "l'uniforme" del ninja. All'origine di questa credenza ci sono le rappresentazioni ottocentesche, che prendevano in prestito dal teatro Bunraku il concetto di vestire di nero un personaggio per rappresentarne metaforicamente l'invisibilità. È certo invece che il ninja si travestisse da contadino, soldato, monaco, viandante e da altre figure per infiltrarsi e non farsi riconoscere. Andare sempre in giro vestiti di nero sarebbe stato l'equivalente di far sapere al mondo di essere un agente segreto, dopotutto. Sotto i vestiti talvolta portavano delle armature di cuoio o di cotta di maglia, molto utili in caso di combattimento.

Secondo le leggende, "l'antenato" dei ninja sarebbe il semi-leggendario principe Yamato Takeru, assassino abilissimo vissuto nel IV secolo. Già nel VI e X secolo troviamo testimonianze sull'impiego di spie, ma fu solo nel XV secolo che emerse la parola "shinobi" per descrivere l'agente segreto addestrato e specializzato nelle arti furtive. Fra il 1485 e il 1581 gli uomini delle provincie di Iga e Koga fornivano i più celebri shinobi a chiunque potesse pagare, non essendo vincolati ad alcun signore feudale. Le loro strutture gerarchiche erano incentrate sulle tradizioni familiari e si rifacevano alla guida di uno shonin (qual era il famoso Hattori Hanzo), che a sua volta si affidava a chujin per gestire gli affari intermedi, mentre i genin erano coloro che di fatto agivano sul campo e stavano in fondo alla gerarchia.

L'addestramento di un genin era durissimo e partiva dall'infanzia. Tipicamente, il guerriero imparava dal padre le abilità necessarie che andavano dalla conoscenza delle arti marziali e dell'uso di svariate armi fino alle tecniche di sopravvivenza in campo aperto. Inoltre, un ninja doveva conoscere come usare la polvere da sparo, tracciare mappe, scrivere e leggere messaggi, impersonare alla perfezioni il ruolo che avrebbe usato per travestirsi e apprendere le tecniche segrete per superare qualsiasi tipo di ostacolo. Proprio le più strane e acrobatiche di queste manovre, che permettevano a un uomo di apparire in grado di camminare sull'acqua o spiccare il volo, hanno dato origine a molte delle credenze che dipingono i ninja come super-uomini dotati di poteri sovrannaturali.

L'arsenale dello shinobi era altrettanto inusuale e prevedeva una grande varietà di ingegnosi arnesi per scalare le mura di un castello e aprire varchi in vari materiali. Fra questi vi era il kunai, che a differenza di quanto si pensa, era usato principalmente per aprire buchi nei muri d'intonaco dei castelli. Altri strumenti utili erano rampini, scale estendibili, triboli, bombe e le famose "stelline ninja", gli shuriken. Il ninja poteva ricorrere a una grande varietà di armi per compiere la sua missione, dalle tipiche armi quali spada, lancia e arco fino ai disonorevoli veleni o le potenti armi da fuoco. Nel 1573, per esempio, tre ninja provarono a uccidere Oda Nobunaga sparandogli con dei cannoncini, uccidendo invece 7 dei suoi compagni.

Il signore della guerra non dimenticò l'affronto e nel 1581 attaccò e mise a ferro e fuoco Iga e Koga, provocando la dispersione dei ninja. Il clan Tokugawa fu abbastanza lungimirante da prenderli al proprio servizio, terminando così la loro tradizione di mercenari. Gli altri daimyo invece dovettero adattarsi ad addestrare da sé i propri shinobi, tanto che divenne una vera e propria professione. Con l'unificazione del Giappone e il declino degli scontri interni, il ruolo di questi agenti segreti andò perdendo importanza, anche se furono impiegati durante la ribellione di Shimabara nel 1637-38. L'ultimo utilizzo di shinobi da parte del governo giapponese pare risalga al 1853, quando le "navi nere" degli americani "invitarono" il Giappone ad aprirsi al mondo. In quell'occasione il ninja Sawamura Jinzaburo venne inviato a bordo per scoprire le vere intenzioni dei nuovi venuti, ma il documento che recuperò risultò essere la lettera di un semplice marinaio.

L'alone di leggenda che avvolge questi guerrieri mercenari ha probabilmente origine nella trasposizione mitica che è stata fatta anche della controparte del ninja, il samurai. Mentre il guerriero feudale è diventato un simbolo incarnante l'ineguagliabile abilità con la spada e l'incorruttibile integrità morale e spirituale, la figura del ninja è stata in parte trasposta nel mito, dove ha assunto le caratteristiche, spesso fantasiose, che siamo abituati ad associare a questa figura.

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